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1 . L'agricoltura, motore dello sviluppo economico.
  Da: J. Le Goff, Il Basso Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1967 .
     
         In  questo  passo dello storico francese Jacques Le  Goff  si
         chiariscono  perfettamente  i sintomi  e  le  caratteristiche
         della  grande espansione demografica europea, realizzatasi  a
         partire  dall'anno Mille: l'estendersi delle terre  coltivate
         dimostra inconfutabilmente l'aumento di braccia e di  bocche,
         per  sfamare  le  quali  occorreva  una  maggiore  produzione
         agricola,  che  soltanto un sostanziale  miglioramento  delle
         tecniche poteva consentire.

L'espansione dell'Occidente nella seconda met del secolo undicesimo e
nel dodicesimo si afferma su tutti i fronti, e tra le forme che assume
  talvolta  difficile distinguere tra causa ed  effetto.  Ma  bisogna
tentare di coglierne le strutture.
     L'aspetto  pi  sensazionale di quest'espansione    lo  sviluppo
demografico,  che  per, in mancanza di documenti diretti  e  di  dati
numerici, ci  rivelato solo da indizi e da testimonianze indirette  e
che si pu valutare solo in modo approssimativo.
     Il  segno  pi evidente  l'estendersi delle superfici coltivate.
Il  secolo  e mezzo compreso tra il 1060 e il 1200 circa  il  periodo
dei  grandi  dissodamenti di terre vergini.  I  documenti,  in  questo
campo,   sono   innumerevoli.  Ci  sono  le  carte  contrattuali   che
definiscono  le  condizioni  accordate  dai  feudatari  a  coloro  che
vogliono  insediarsi  sui  terreni incolti e  coltivarli  (hospites  o
coloni  li chiamano generalmente i documenti latini). V' la toponimia
degli agglomerati risalenti a questo periodo.
     [...]
     V'  la  testimonianza  dei  catasti che  mostrano  le  piante  a
scacchiera o a lisca di pesce dei villaggi e dei terreni dissodati. Vi
sono  le  nuove decime imposte dal clero su questi terreni  guadagnati
alla  coltura.  Nel  1060, ad esempio, Filippo  primo  re  di  Francia
conferma  la donazione, fatta da un laico ai monaci di Marmoutier,  di
una  foresta  di  Normandia che, oltre alla decima  sul  miele  e  sui
prodotti di raccolta, concede loro la decima "novale" [cio]  su  ogni
raccolto  proveniente  da  terreni da  poco  strappati  alla  foresta.
All'inizio  del  secolo tredicesimo il prevosto  della  cattedrale  di
Mantova  dichiara  che  in meno d'un secolo le  terre  di  una  grande
propriet della Chiesa sono state dissodate e arate e dallo  stato  di
foreste e paludi ridotte a quello di terre produttive.
     Questo  acquisto  di  terre all'agricoltura avviene  a  spese  di
terreni  di  natura assai varia. In genere si pensa  soprattutto  alla
foresta; ma bisogna ricordare che, se il suo arretrare  certo, essa 
per ben difesa dai diritti e dagli interessi di individui e comunit:
luogo di caccia, di raccolta, di pascolo per gli armenti, la foresta 
spesso  tanto  preziosa quanto la terra arabile, e la  resistenza  che
oppone  agli  attrezzi ancora inefficaci rafforza la sua  capacit  di
difesa.  E'  la  zona marginale dei vecchi terreni coltivati,  la  cui
macchia   gi stata di tempo in tempo eliminata dal fuoco, e  il  cui
sottobosco e bosco ceduo offrono meno resistenza di quella  che  offre
il  terreno pi favorevole all'opera dei coloni; e questi, pi che far
arretrare  la  foresta  su un largo fronte, ne  intaccano  l'orlo,  ne
conquistano all'aratro qualche stretta zona qua e l.
     [...]
     I  campi conquistati alle colture o all'allevamento sono anche le
terre meno fertili: terre "fredde", "bad lands", cio "terre cattive".
Sono  le paludi e gli acquitrini litoranei: dighe, canali di drenaggio
trasformano  in  polder le pianure sulle rive del Mare  del  Nord.  La
Fiandra,  l'Olanda,  la  Frisia,  l'antica  Anglia  orientale   vedono
sorgere, nel secolo undicesimo e nel dodicesimo, "villaggi
     
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     di  diga": i dyke villages, i terpen frisoni. Nel 1106 una  carta
famosa dell'arcivescovo Federico d'Amburgo concede a certi olandesi un
tratto  di terreno da bonificare presso Brema. Un atto del tredicesimo
secolo dell'abbazia di Bourbourg, nella Fiandra marittima, ricorda  la
donazione fatta all'abbazia dal conte di Fiandra Roberto secondo,  tra
il  1093  e il 1111, dello schorre (terreno recentemente strappato  al
mare)  e di tutto quello che sapr aggiungervi conquistandolo al mare.
Altrettanto  imponenti sono i lavori con cui, nella stessa  epoca,  si
prosciugano e bonificano la pianura del Po e le basse valli  dei  suoi
affluenti.  Nello stesso tempo si conquistano alle colture i  versanti
settentrionali  dell'Appennino: fra il 1077  e  il  1091  il  marchese
Bonifacio di Canossa divide il suo territorio in 233 mansi, cio lotti
concessi ad altrettante famiglie contadine con l'incarico di liberarli
della vegetazione, dissodarli, metterli in coltura.
     Con  una  serie di calcoli e di deduzioni fondati su questi  dati
indiretti  - fra i quali quelli relativi all'estendersi delle  colture
sono   i  pi  spettacolari  -  si    cos  stimato  l'aumento  della
popolazione  europea: 46 milioni verso il 1050, 48 verso il  1100,  50
verso il 1150, 61 verso il 1200 (e la cifra crescer fino a 73 milioni
verso il 1300).
     Le  conseguenze quantitative di questo sviluppo demografico  sono
chiare:  l'Occidente  cristiano vede crescere di  circa  un  terzo  il
numero delle bocche da sfamare, dei corpi da vestire, delle famiglie a
cui dare un alloggio, delle anime da salvare.
     Bisogna  aumentare la produzione agricola, quella di  oggetti  di
prima  necessit e soprattutto di indumenti, la costruzione di edifici
e  in  primo luogo di quelli necessari alla salvezza delle  anime:  le
chiese. I bisogni fondamentali impongono al mondo cristiano del secolo
undicesimo   e   del  dodicesimo  alcuni  compiti  urgenti:   sviluppo
dell'agricoltura,    progresso   dell'industria   tessile,    sviluppo
dell'edilizia.
     Il  progresso  dell'agricoltura - che  almeno  in  certe  regioni
d'Europa, e soprattutto nel Nord-Ovest, risale senza dubbio al periodo
carolingio  -  probabilmente tanto una causa quanto un effetto  dello
sviluppo demografico.
     Tale  progresso non si misura solamente in termini  d'estensione:
all'aumento  delle superfici coltivate si aggiungono un  miglioramento
quantitativo  e  qualitativo dei rendimenti, il  diversificarsi  delle
colture  e  dei prodotti, l'arricchirsi dei regimi alimentari.  Quella
che  stata chiamata la "rivoluzione agricola" medioevale si manifesta
tanto  in  un  insieme di progressi tecnici quanto in una  dilatazione
dello spazio produttivo.
     Il  primo dei perfezionamenti tecnici  la diffusione dell'aratro
a ruote e a versoio. Questo nuovo tipo di aratro smuove la terra pi a
fondo, rompe meglio le zolle, riesce a lavorare terreni pesanti e duri
che l'antico aratro non poteva intaccare o scalfiva soltanto, assicura
alle  sementi  miglior  nutrimento, miglior protezione,  e  quindi  un
rendimento superiore.
     L'azione dell'aratro  resa pi efficace dal miglioramento  nella
trazione  animale.  Si  diffonde un nuovo  sistema  di  attaccare  gli
animali,  che  sostituisce  al pettorale -  che  soffocava  la  bestia
togliendole  forza  - il collare di spalla per il  cavallo,  il  giogo
frontale  per  il  bue;  lo sforzo diventa  cos  di  gran  lunga  pi
efficace,  la trazione aumenta di quattro, cinque volte. Nello  stesso
tempo, l'uso di ferrare gli zoccoli rende pi sicuro il passo. Cos il
cavallo,  che il vecchio sistema di attacco escludeva dal  lavoro  dei
campi   perch   non  lo  sopportava  come  il  bue,  pu   sostituire
quest'ultimo su un numero crescente di terre. Pi rapido del  bue,  il
cavallo   d  un  rendimento  superiore.  Esperimenti  moderni   hanno
dimostrato  che un cavallo, eseguendo lo stesso lavoro di un  bue,  lo
faceva  ad  una  velocit tale che aumentava la sua  produttivit  del
cinquanta per cento. Inoltre il cavallo, pi resistente, pu  lavorare
un  paio  d'ore  in pi al giorno. Questo aumento della  rapidit  del
lavoro  non  rappresenta soltanto un progresso quantitativo:  permette
anche  di  profittare meglio delle condizioni atmosferiche  favorevoli
all'aratura e alla semina. Infine il cavallo permette al contadino  di
abitare pi lontano dai suoi campi, in certe regioni favorisce  quindi
la  formazione di grosse borgate in luogo dei piccoli villaggi e degli
sparsi gruppi d'abitazioni, e permette a una parte della popolazione
     
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     contadina  di accedere a un genere di vita semiurbano, con  tutti
i vantaggi sociali che esso comporta.
     Nello  stesso  tempo,  l'ulteriore aumento  della  potenza  degli
animali  da  tiro  dovuto alla diffusione del sistema dell'attacco  in
fila  permette  di  aumentare la capacit dei mezzi  di  trasporto.  A
partire  dalla  prima met del dodicesimo secolo il  carro  a  quattro
ruote  si diffonde a fianco del tradizionale carretto a due ruote.  Il
nuovo  sistema di attacco e l'impiego del cavallo hanno una  parte  di
primo  piano  nella costruzione delle grandi chiese,  che  implica  il
trasporto di pesanti blocchi di pietra e di legnami di grosso  taglio.
Sculture  sulle sommit delle torri della cattedrale di Laon celebrano
la  fatica dei buoi che grazie al perfezionamento dei finimenti e  dei
veicoli hanno reso possibile l'erezione della cattedrale.
     A  tutto  questo  bisogna aggiungere il progresso decisivo  degli
utensili da lavoro dovuto all'impiego del ferro, sempre pi diffuso  a
partire dal secolo undicesimo. Senza dubbio questo metallo  usato, il
pi  delle  volte, solo per parti di strumenti: i manici  ad  esempio,
rimangono  di  legno.  Ma  la  maggior  diffusione  del  ferro   nella
costruzione della parte tagliente o contundente dei vari strumenti - a
cominciare  dal vomere dell'aratro -  stata essenziale per  aumentare
l'efficienza  degli attrezzi e strumenti medioevali. Vi si  aggiungano
strumenti  come  l'erpice  - che vediamo  per  la  prima  volta  nella
tappezzeria  di  Bayeux, alla fine del secolo  undicesimo,  e  per  la
trazione  del  quale  fu,  inizialmente, impiegato  di  preferenza  il
cavallo  - e vediamo quanto la terra, meglio lavorata, possa diventare
pi generosa.
     [...]
     In  questo  periodo  si verific un altro progresso  d'importanza
non  inferiore:  lo sviluppo di una forma di avvicendamento  triennale
che permetteva uno sfruttamento pi intensivo dei terreni.
     Mancando   concimi  che  consentano  ai  terreni   coltivati   di
recuperare  rapidamente le sostanze perdute,  i  campi  devono  essere
lasciati  in  riposo  per un certo periodo. Anche nelle  terre  appena
messe  in  coltura  v' quindi sempre una porzione non  coltivata:  il
maggese.  Tradizionalmente,  circa la met  del  suolo  coltivato  era
lasciato riposare un anno; l'anno successivo veniva seminata la  parte
tenuta a maggese e si lasciava riposare l'altra: l'avvicendamento  era
dunque  biennale, e consentiva una produzione pari circa al  cinquanta
per   cento   di  quella  che  sarebbe  stata  teoricamente  possibile
utilizzando tutta la superficie coltivabile. La sostituzione di questo
sistema   con  quello  di  avvicendamento  triennale  offre   vantaggi
evidenti. Innanzitutto, la superficie coltivata essendo divisa in  tre
porzioni  all'incirca eguali di cui una sola  lasciata annualmente  a
riposo,  la  produzione  sale  dalla  met  ai  due  terzi  di  quella
teoricamente possibile, con un aumento dunque d'un sesto del  raccolto
in  rapporto  all'insieme  della superficie  coltivata,  di  un  terzo
rispetto  al  raccolto  ottenuto  con il  sistema  dell'avvicendamento
biennale.
     Ma  il  progresso   anche qualitativo. Le due parti  di  terreno
utilizzate  ogni  anno  sono infatti usate per  colture  diverse:  una
parte,  seminata in autunno, d cereali invernali (frumento,  segale),
l'altra   seminata in primavera ad avena, orzo o leguminose (piselli,
fagioli,  lenticchie) e ben presto anche a cavoli;  solo  la  terza  
lasciata  a  riposo. L'anno seguente nella prima porzione si  seminano
piante  estive, la seconda  lasciata a maggese, la terza  seminata  a
cereali   a   maturazione  invernale.  Diventa  cos   possibile   una
diversificazione  delle  colture che presenta un  triplice  vantaggio:
possibilit di nutrire il bestiame nello stesso tempo che  gli  uomini
(sviluppo  della  coltura  d'avena),  possibilit  di  combattere   la
carestia,  in  quanto  un  cattivo  raccolto  primaverile  pu  essere
compensato  da un miglior raccolto autunnale (o viceversa, secondo  le
circostanze),  possibilit  di  variare  la  dieta  e  di   introdurre
nell'alimentazione elementi energetici, soprattutto le proteine di cui
sono ricchi i legumi seminati in primavera.
